I bambini nel campo di Ferramonti di Tarsia (1941-1943). Fotografie

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Gruppo di allievi della scuola [di Ferramonti di Tarsia]. ACDEC, Fondo Israel Kalk, album Ferramonti di Tarsia
“Ferramonti…nome che invano si cerca sulle carte geografiche. Palude bonificata, torrida in estate e gelida in inverno, brulicante di insetti. Un’ora di pioggia la ritrasforma in un pantano impraticabile. Ferramonti… nome che nulla dice agli italiani ma che suona triste e nostalgico al cuore di migliaia di ebrei già profughi in Italia ed ora sparsi nelle più remote contrade del mondo” [tratto dalla locandina di presentazione de “I campi di concentramento italiani per ebrei profughi 1940-1945”, volume illustrato a cura di Israel Kalk, Milano. ACDEC, Fondo Israel Kalk, b. 5, fasc. 52).

Il campo di concentramento fascista di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, fu aperto il 25 giugno 1940.

“Ferramonti – nota Klaus Voigt – costituiva un’eccezione rispetto a tutti gli altri campi di questo tipo: era formato da baracche ed era stato costruito proprio per l’internamento.”

Vi furono rinchiusi la maggioranza degli ebrei stranieri che dopo l’entrata in guerra dell’Italia, si trovavano ancora in territorio italiano.
In totale, fra il 25 giugno 1940 e il settembre 1943 (data della liberazione del campo) Ferramonti ospitò circa 7-8000 persone . Inizialmente vi furono internati solo ebrei e cattolici o protestanti di origine ebraica. A partire dalla fine del 1941 vi furono internati cinesi, greci, corsi, jugoslavi tutti deportati per lo più per motivi politici.
Il campo era organizzato in baracche,  alcune anche atte ad ospitare famiglie.

Osserva Michele Sarfatti  che

“il campo di Ferramonti,  data l’ampiezza della sua popolazione e quindi anche la varietà della vita interna e la possibilità per gli internati di sviluppare forme di auto-organizzazione, aveva – come ha notato Klaus Voigt – non pochi punti di contatto con un ghetto.” (Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista, Einaudi 2007, pagg. 190)

La Mensa dei Bambini creata da Israel Kalk, si occupò sin da subito di portare assistenza e beni di conforto ai prigionieri del campo, facendo pervenire pacchi con indumenti, cibo, giochi.

Kalk visitò Ferramonti per la prima volta nell’aprile del 1941 rendendosi conto delle condizioni di privazione sofferte dai bambini rinchiusi nel campo. L’impressione negativa che ne ricavò lo spinse a includere nell’assistenza prestata dalla Mensa anche i bambini internati. In breve riuscì a distribuire a Ferramonti  cibo, sapone, spazzolini da denti, quaderni e matite. La mensa provvide anche ai materiali per la scuola – lavagne, gessetti, libri – nonchè alle stufe per il  riscaldamento delle classi e alla refezione dei bambini.

Del resto furono numerosi i bambini e i loro famigliari trasferiti da Milano a  Ferramonti che scrissero a Kalk chiedendo, anche nel dettaglio l’invio specialmente di indumenti.

Kalk fu autorizzato da uno speciale lasciapassare rilasciato dalla Questura di Milano,  a visitare il campo di Ferramonti per quattro volte.
Fu in quelle occasioni che potè scattare le numerose foto che oggi compongono i cinque album fotografici su Ferramonti poi conservati nel suo archivio personale.
Va ricordato che le foto di Ferramonti – come quelle raccolte nell’album sulla Mensa dei Bambini di Milano – erano parte integrante dell’attività di Kalk per la raccolta di fondi a favore della “Mensa dei Bambini” – come si può evincere dal testo che apre l’album.

Referenze

Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, vol. II, La nuova Italia, Firenze, 1993, pp. 193-239; 351-353.
Per una descrizione più dettagliata del campo di Ferramonti si veda anche
Spartaco Capogreco, Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d’internamento fascista (1940-1945), Giuntina, Firenze 1987.

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La scelta delle fotografie che proponiamo in questa sede, illustrano alcuni momenti di ricreazione per i bambini del campo di Ferramonti.

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