L’albero solo. Ninna-nanna yiddish

Israel Kalk, come molti dei profughi giunti in Italia negli anni ’30, parlava la lingua yiddish, un dialetto ebraico-tedesco molto diffuso fra gli ebrei dell’Europa centro-orientale.
La ninna-nanna “L’Albero solo” (Oyfn veg shteyt a boym), fu scritta da  Itzik Manger (1901-1969), uno dei più importanti poeti di lingua Yiddish del Novecento, sulla base di un noto canto yiddish della metà dell’Ottocento.

Proponiamo qui, assieme al video, il testo della ninna-nanna, sia nella versione originale Yiddish sia nella traduzione italiana di Anna Sarfatti.

Oyfn veg shteyt a boym

Oyfn veg shteyt a boym,
Shteyt er ayngeboygn,
Ale feygl funem boym
Zaynen zikh tsefloygn. 

Dray keyn mayrev, dray keyn mizrekh,
Un der resht – keyn dorem,
Un dem boym gelozt aleyn
Hefker far dem shturem. 

Zog ikh tsu der mamen: -her,
Zolst mir nor nit shtern,
Vel ikh, mame, eyns un tsvey
Bald a foygl vern… 

Ikh vel zitsn oyfn boym
Un vel im farvign
Ibern vinter mit a treyst
Mit a sheynem nign. 

Zogt di mame: – nite, kind –
Un zi veynt mit trern –
Vest kholile oyfn boym
Mir far froyrn vern. 

Zog ikh: -mame, s’iz a shod
Dayne sheyne oygn
Un eyder vos un eyder ven,
Bin ikh mir a foygl. 

Veynt di mame: – ltsik, kroyn,
Ze, um gotes viln,
Nem zikh mit a shalikl,
Kenst zikh nokh farkiln. 

Di kaloshn tu zikh on,
S’geyt a sharfer vinter
Un di kutshme nem oykh mit –
Vey iz mir un vind mir… 

– Un dos vinter-laybl nem,
Tu es on, du shovte,
Oyb du vilst nit zayn keyn gast
Tsvishn ale toyte… 

Kh’heyb di fligl, s’iz mir shver,
Tsu fil, tsu fil zakhn,
Hot di mame ongeton
Ir feygele, dem shvakhn. 

Kuk ikh troyerik mir arayn
In mayn mames oygn,
S’hot ir libshaft nit gelozt
Vern mir a foygl… 

Oyfn veg shteyt a boym,
Shteyt her ayngebogen,
Ale feygl funem boym
Zaynen zikh tsefloygn…

L’albero solo

Per la strada c’è un albero,
sta lì piegato e solo:
tutti i suoi uccelli
hanno preso il volo 

Alcuni ad ovest
altri a est
alcuni a sud, e l’albero
nella tempesta è solo. 

“Mamma, ti prego,
non dirmi di no,
un battito d’ali
e in uccello mi trasformerò… 

Seduto sui rami
con la mia melodia
lo consolo, lo ninno
finchè il gelo va via.” 

E la mamma piange:
“Non farlo, bambino!
Per l’amor di Dio,
il gelo è assassino!” 

“Mamma, non sciupare
i tuoi occhi belli,
perché tra un attimo
sarò già un uccello.” 

 “Itzik, gioia mia!”
– mamma piange in affanno –
“Prendi la sciarpa,
che ti viene un malanno! 

E gli scarponi,
e il cappello di pelo,
ahimè… sarà lungo l’inverno,
ti morderà il gelo! 

E la maglia di lana e le calze…
Copriti, figlio mio benedetto!
O vuoi con i morti
andare a braccetto?” 

Sollevo le ali, ma che peso…
E’ troppo peso il fardello…
Mamma, non potrà mai volare
questo piccolo fragile uccello! 

Fisso gli occhi di Mamma
e lì incontro il suo amore:
che mi trasformi in uccello
non vuole… 

Per la strada c’è un albero,
sta lì piegato e solo,
tutti i suoi uccelli
hanno preso il volo.

(Riscrittura italiana di Anna Sarfatti)

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