Ebrei profughi internati in Italia

Decreto 7 settembre 1938:  sono privati del diritto al soggiorno tutti gli ebrei stranieri. Provvedimenti di espulsione sono previsti per coloro che non abbandoneranno l’Italia entro sei mesi [marzo 1939].

L’espulsione in sei mesi viene di fatto revocata, ma il decreto rimane in vigore e il soggiorno per gli ebrei stranieri diventa precario, aggravato dal divieto di lavoro.
Tuttavia,  fino all’agosto 1939 il regime fascista continua a concedere agli ebrei il visto turistico.
In quel periodo giungono in Italia con visto turistico circa 5000 persone.
Essi potevano raggiungere i porti italiani e imbarcarsi per per altri paesi.

Nel periodo compreso fra il 7 settembre 1938  e il 10 giugno 1940 gli ebrei stranieri che riescono a lasciare l’Italia sono fra i 10-11.000 (cfr. K. Voigt, Il rifugio precario, p. 2-3).

Agosto 1939 si svolgono accertamenti sui cittadini di probabili stati nemici (francesi, inglesi polacchi) classificandoli come: da espellere, da assegnare in campi di concentramento, da allontare dalle località di residenza.
All’accertamento risultano:
1367 persone da espellere
1462 da internare
2169 da allontanare.

20 maggio 1940: Il Ministero dell’ Interno ordina ai prefetti di ricontrollare elenchi comprendendovi anche ebrei stranieri.
Infatti, gli ebrei stranieri provenienti anche da stati amici potevano costituire un pericolo, un rischio per la sicurezza militare e interna e pertanto dovevano anch’essi essere internati.
La nota si riferiva in particolare agli ebrei sfuggiti al nazismo da Germania e Austria in particolare.

Gli ebrei stranieri residenti in Italia e specialmente quelli che vi sono venuti con pretesti inganno o mezzi illeciti, dovrebbero essere considerati appartenenti a Stati nemici

Il Ministero dispone quindi internamento degli ebrei tedeschi o quelli di uno stato caduto in potere della Germania.
Essi andavano suddivisi in

  • individui pericolosi (rinchiusi in campi appositi)
  • sospetti (internamento in luoghi isolati)

Tutti gli altri erano obbligati alla residenza obbligatoria in località determinate.
Inoltre:

  • Ebrei appartenenti a paesi neutrali: dovevano essere allontanati o internati in un comune o in campo.
  • Apolidi: dovevano essere classificati secondo cittadinanza di origine

L’internamento previsto per gli ebrei stranieri fu una misura bellica unita alla politica razziale fascista.

Nel settembre 1940 risultavano presenti in Italia 3877 ebrei stranieri senza titolo per rimanervi, ovvero immigrati o rifugiati in Italia dopo il 1919 (in questa cifra sono compresi anche gli ebrei libici di Bengasi che furono internati a Ferramonti a fine agosto 1940).
Essi erano destinati all’internamento.

 

Ebrei stranieri internati
ottobre 1940: 2412
– 1789 nei campi
– 623 nei comuni

Ebrei residenti nei luoghi di dimora abituale (donne e bambini)
30 novembre 1940: 1365
-850 Milano
-149 Trieste
-134 Fiume
-129 Roma
-103 altre città
(cfr. K. Voigt, Il rifugio precario, p. 89).

Ebrei stranieri internati a Ferramonti di Tarsia:
marzo 1941: 979
aprile-maggio 1943: 1465

Ebrei stranieri internati nei campi e nei comuni:
ottobre 1940: 2412
novembre 1942: 5463
aprile-maggio 1943: 6386 
(cfr. K. Voigt, Il rifugio precario, p. 94).

Ebrei stranieri internati nel 1943 (Fonte: Censimento Croce rossa):
2828  Italia settentrionale (44,5%)
1560 Italia centrale (24,4%)
1998 Italia meridionale di cui: 1465 a Ferramonti (22,9%).

Esonerati da internamento (Fonte: Demorazza):
settembre 1939: 2444
– immigrati prima del 1919 senza cittadinanza italiana
– sposati con cittadini italiani e ultrasessantenni

Residenza nel luogo di dimora abituale (fonte: Delasem)
ottobre 1940: 1465 (donne e bambini)

* * *

Nazionalità o provenienza degli ebrei stranieri internati in Italia 

Fonti:
-Accertamento effettuato dal Ministero dell’Interno presso le Prefetture sugli  elenchi nominativi ebrei stranieri, gennaio 1941
-Ricerca statistica svolta nel campo di Ferramonti da due internati, Leo Furst e Alexander Rosenbach, agosto 1941
-Censimento Ministero dell’Interno, aprile-maggio 1943 

Gennaio 1941:
50% tedeschi (inclusi austriaci)
23,9% polacchi
4,4% cechi o slovacchi
4,3% fiumani, poi apolidi
3,1% greci (arrestati dopo l’attacco alla Grecia, poi rimpatriati)
9,6% altri stati
4,8% apolidi (senza indicazione del paese di provenienza)

Aprile-maggio 1943
36,1% jugoslavi
25,6% tedeschi (inclusi austriaci)
14,0% polacchi
8,4% cechi e slovacchi
8,0% altri stati
7,9% apolidi (senza indicazione del paese di provenienza)

Numero totale degli ebrei stranieri presenti in Italia nell’aprile-maggio 1943: 9000

[Dati ricavati da: Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, vol. II, La nuova Italia, Firenze, 1993, pp. 88-99].

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